25 aprile 2012

L'inseguitore

Roberta insegue.
Lo fa da seduta in uno spicchio di sole sul sagrato malconcio della sua vecchia chiesa.
Insegue con l'irruenza dei suoi venti anni e con una nuova cicatrice sul cuore.

Roberta insegue con gli occhi la bara del padre che passa un palmo oltre le facce dure di pochi parenti e tanti creditori.
Quando la bara entra nel carro funebre, Roberta avverte la vertigine di un nuovo tempo, di una nuova stagione di vita alle porte; di riflesso si aggrappa alla sua immaginazione e si lascia portare alla scoperta della sua gioventù andata perduta in una notte d'ospedale.

Guglielmo, accucciato al suo fianco, intanto riversa incessanti carezze, che lei subisce passiva.
Di risposta lo osserva ogni tanto sott'occhio e prova a misurare la distanza che passa tra lui ed un uomo: quando alla fine ne ha una stima precisa, con un sospiro, rinuncia anche all' immaginazione.

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Roberta ora insegue il corteo che si avvia a passo lentissimo per la salita, con la costanza ed il metodo del minatore contro la roccia.
Non spicca la sua assenza in prima fila, non si addicono i suoi tratti gentili e la sua figura minuta alle esternazioni plateali di lutto dei parenti.

Insegue quello sciame finchè non scompare dietro il primo tornante.
Misura le sue energie e capisce che non riuscirà a raggiungerlo.
In quell'istante comprende.
Roberta insegue perchè è partita in ritardo, è stata sorpresa dalla Vita, come un corridore distratto allo sparo dello starter.
Ed inseguirà sempre perchè la Vita non rifiata e non è disposta ad aspettare.

Avverte lo sconforto sulle spalle, come un peso che grava sulla nuca.
Allora siede lì, al centro della strada ancora bagnata di pioggia.
Piange senza lacrime e senza singhiozzi.
Alla fine - con sforzo sovrumano - si rialza e - pur barcollando per il forte senso di nausea - si rimette in marcia per la salita.