13 dicembre 2013

L'isola che c'è


Bennato canta in piazza a Giugliano.
Gli occhiali a specchio, la fisarmonica davanti alla bocca ed il giubbino di jeans attillato.
Canta in inglese, ma con voce stridula da scugnizzo di Pozzuoli.
Le luci ondeggiano, un paese intero balla ai piedi del palco.

"Bis, Biiiiiiiisss".
"Seconda stella a destra questo è il cammino..."

Dov'è quell'isola, Eduà?
Sarà quella là la seconda a destra?
O è solo un aereo che atterra a Capodichino?

Qua è tutto al contrario, Eduà.
Quest'isola c'è e non dovrebbe esserci.

20 chilometri quadrati, un cerchio di oltre 5 chilometri di diametro, in mezzo al quale io abito, dichiarato non bonificabile.
Ovvero lo Stato ci dice: lasciate perdere, andate via da lì, non c'è speranza.
Lo Stato ci dice: non faremo nulla per voi, emigrate o morite lì in silenzio.

Le signore al supermercato chiedono da dove vengono le arance, i broccoli, gli spinaci.
Il personale non dice mai: "Sono di qua". Dicono: "Le arance sono siciliane, i broccoli di Bari".

Io invece le arance del mio giardino mi voglio mangiare.
Deformi e puzzolenti come sono.
Della mia terra mi voglio ubriacare, per mezzo della terra mia voglio morire.

Eduà fai uno strappo, solo per stasera, solo per Giugliano.
Cantaci "Terra mia".