16 novembre 2014

Rialzarsi

Non me lo dite, ma io lo capisco lo stesso che non si tratta soltanto di una frattura che non si ricompone.
Lo capisco dalla tristezza, dalla compassione nelle vostre espressioni.
Vedo le stesse facce che avevo davanti quando diagnosticarono la malattia a mia moglie.

Me lo ricordo bene quel giorno, quando smisi di essere metà marito e metà figlio e me la caricai sulle spalle.
Sulle spalle le visite di controllo, sulle spalle le chemio, sulle spalle le nottate dopo le cure, sulle spalle la fase terminale, sulle spalle l'immobilità a letto, sulle spalle le piaghe da decubito.

La notte dopo il funerale dormii sulla sedia a dondolo per non disfare il letto che avevano ricomposto i ragazzi delle onoranze funebri.
Al risveglio ricordo la stanza enorme e vuota.
Ci misi un'ora ad alzarmi in piedi da quella sedia, ero privo di ogni forza fisica.

Col tempo ho ripreso a dipingere, ho scelto un cane e una moto, ho trovato qualche amico, una compagna.

Però non chiedetemi adesso di cominciare a lottare.
Non di nuovo.
Ho già perso una volta contro questa malattia.
Attenderò come il capitano di una città assediata a mura cadute ed esercito fuggito.