13 marzo 2015

La vita degli altri


Questa è la Vita mia, come uno specchio in frantumi:
distrutto, riverbera emozioni in barlumi;
ci guardo la mia faccia e non la riconosco,
sento una voce dire "Già l'ho vista in qualche posto..."
Sono un collage di immagini,
di quelle messe ai margini
dei feuilleton di gossip:
mi son rimaste addosso appiccicate come Bostik,
però non mi appartengono,
son palle che non reggono,
se pure fossi Bolt non sfuggirei a tutti i dubbi che mi vengono.

"Qualcuno fa finta che non sia sua 'sta vita qua"
ma non sa
che
vive la vita degli altri,
la vita degli altri.

(Mi aspetto)
passioni travolgenti da dottoressa Gray,
perversioni funamboliche degne di Mister Gray,
cenette a lume di candela, fragole e Chardonnay,
ogni giorno come il primo neanche fossi Dorian Gray.
(E intanto)
butto via storie e le riciclo come fossero birilli
fanno la fila come libri su scaffali della Billy,
Dimmi una cosa: la mia di Vita, chi se la vive?
Guardo la faccia nello specchio rotto e so che non sorride.

"Qualcuno fa finta che non sia sua 'sta vita qua"
ma non sa
che
vive la vita degli altri,
la vita degli altri.

21 novembre 2014

Il difensore

Quando alzava la mano Baresi, gli altri tre difensori gli si allineavano all'istante.
Anche se Maldini era di spalle, Tassotti era distratto e Costacurta da un'altra parte, improvvisamente si creava in mezzo al campo una riga perfetta.

Alle volte ho perfino pensato che fosse lo spazio circostante a deformarsi per consentire quel gioco di prestigio.
Quando alzava la mano Baresi, smetteva la tattica ed iniziava la coreografia.
Ma noi Baresi non l'abbiamo mai avuto.

Noi avevamo i Ferrara, i Bruscolotti.
Gente che inseguiva l'avversario per tutto il campo e quando lo beccava non gliele mandava a dire.
Gente che ha trattato alla stessa maniera Van Basten e l'ultimo attaccante dell'ultima categoria esistente.

Ho un post it sul monitor: c'è scritto "Difendere".
Ed un calendar identico sul tablet.
Ho perfino un allarme che me lo ripete ogni mattina.

Mi tornano utili quando qualcuno mi dice: "Non accontentarti, osa di più!".
Li cerco quando vengono a trovarmi la nostalgia del passato, la noia del presente, l'ansia del futuro.

Allora guardo il post it sullo schermo e dall'adesivo sulla parete di fianco la brutta faccia di Bruscolotti, come un santino, mi sorride arcigna.
E per questo oggi me l'attacco anche qui, sul mio blog.



16 novembre 2014

Rialzarsi

Non me lo dite, ma io lo capisco lo stesso che non si tratta soltanto di una frattura che non si ricompone.
Lo capisco dalla tristezza, dalla compassione nelle vostre espressioni.
Vedo le stesse facce che avevo davanti quando diagnosticarono la malattia a mia moglie.

Me lo ricordo bene quel giorno, quando smisi di essere metà marito e metà figlio e me la caricai sulle spalle.
Sulle spalle le visite di controllo, sulle spalle le chemio, sulle spalle le nottate dopo le cure, sulle spalle la fase terminale, sulle spalle l'immobilità a letto, sulle spalle le piaghe da decubito.

La notte dopo il funerale dormii sulla sedia a dondolo per non disfare il letto che avevano ricomposto i ragazzi delle onoranze funebri.
Al risveglio ricordo la stanza enorme e vuota.
Ci misi un'ora ad alzarmi in piedi da quella sedia, ero privo di ogni forza fisica.

Col tempo ho ripreso a dipingere, ho scelto un cane e una moto, ho trovato qualche amico, una compagna.

Però non chiedetemi adesso di cominciare a lottare.
Non di nuovo.
Ho già perso una volta contro questa malattia.
Attenderò come il capitano di una città assediata a mura cadute ed esercito fuggito.


1 ottobre 2014

Colpevole di Felicità

Per quella mia amica che rientra a tarda sera nel suo monolocale a fissare quattro mura in attesa di una nuova giornata di ufficio.

Per quella che è tornata a casa dopo aver studiato fuori senza trovare lavoro ed ora si chiede quale sia il suo posto, non qui e non altrove.

Per quella che ha mollato tutto inseguendo i suoi sogni ed oggi attende alla stazione il treno che dai suoi sogni la riporta indietro.

Per il mio amico che dice di aver vanificato anni di studio.

Per quello che lavora per uno e viene pagato per metà.

Per quello che si sveglia di soprassalto di notte, chiedendosi in che letto si trovi, se si cada dal lato destro o dal sinistro, confuso a forza di pendolare.

Per quello che è stato sopraffatto da tutto questo.

Per tutti loro io mi dichiaro colpevole di Felicità.


Ho messo in pila, di fianco alla porta, tutti i miei errori; tutte le volte che mi sono morso le mani, tutti i soffitti che ho fissato di notte, tutte le volte che mi sono chiesto - senza risposta - "Perchè?"

Ne guardo uno e li rivivo tutti, sento ancora i lividi e conto tutte le cicatrici.
Ma, nonostante tutto, sono ancora vivo.
E questo mi basta per essere Felice.

Se sei in alto non guardare di sotto;
se sei davanti: non voltarti.

23 marzo 2014

Lettere dall'Inferno

"Discesa agli Inferi",  Brueghel il vecchio

"Convertitevi: c'e' tempo per non finire all'Inferno"

(Papa Francesco,
alla veglia per le vittime di mafia)


L'Inferno è qua fuori, Santità.
L'Inferno è sotto le case popolari fatiscenti di Barra e di Ponticelli, per le strade desolate di Secondigliano e Scampia, nelle campagne sventrate di Caivano e Frattamaggiore.
L'Inferno è l'assedio del Degrado che incessantamente avanza, dal quale proviamo un'impossibile difesa asserragliandoci in casa come in trincea, mandando a tutto volume un cantante neomelodico, mischiando in vena metadone e Grande Fratello.

L'Inferno è qua dentro, Santità.
I letti a casa mia di notte non si riempiono mai: da anni manca qualcuno che dorme in carcere o che passa la notte per strada.
Il cuore in gola ad ogni sirena perché potrebbe essere stato il turno di mio padre o di uno dei miei fratelli.
E allora fiumi di antidepressivi ed ansiolitici, prescritti in dosi sempre più massicce per prevenire l'assuefazione.
Soldi che non bastano mai.

L'Inferno ce l'ho in corpo, Santità.
Provo a tenermene fuori e rinnovo per il terzo anno un contratto di stage al Centro Direzionale per cinquecento euro al mese.
Intanto Gennaro, che fa la vedetta - la vedetta: non spara, non spaccia, deve solo fare un fischio... - ha comprato la Mini Cooper.

All'Inferno ci sto già, Santità: dovessi finirci per l'Eternità, almeno troverei tutta la gente che conosco.

2 marzo 2014

Miserere mei, Deus


Esclamazione di Davide che, dimenticatosi di essere Re,

si ritirò dal fronte abbandonando le sue truppe
per appartarsi a palazzo con la moglie del soldato Urìa,
mettondola incinta;
proferita quando,
consegnato con l'inganno Urìa a morte certa
ed accolta a corte la vedova,
il profeta Natan lo mise davanti alla sua Miseria.


Miserere mei, Deus, secundum magnam misericordiam Tuam.
Et secundum multitudinem miserationum Tuarum dele iniquiatatem meam.
Pietà di me, o Dio, perchè Tu sei misericordioso e compassionevole:
per questo cancella la mia mancanza.

Amplius lava me ab iniquitate mea et a peccato meo munda me.
Quoniam iniquitatem meam ego cognosco et peccatum meum contra me est semper.
Lavami a fondo dalla mia mancanza e puliscimi dal mio peccato, perchè riconosco i miei errori e li ho sempre presenti.

Tibi soli peccavi, et malum coram Te feci; ut justificeris in sermonibus Tuis et vincas cum judicaris.
Contro Te solo ho peccato, ho commesso il Male verso di Te: perchè la tua Parola sia efficace ed i tuoi giudizi trionfino.

Ecce enim in inquitatibus conceptus sum et in peccatis concepit me mater mea.
Ecce enim veritatem dilexisti: incerta et occulta sapientiae Tuae manifestasti mihi.
Asperges me hyssopo, et mundabor; lavabis me et super nivem dealbabor.
Ecco dunque mia madre mi ha concepito nelle mancanze e nei peccati.
Ma Tu hai preferito la verità e mi hai mostrato nell'intimo la Tua sapienza
Mi purificherai con issopo e sarò pulito, mi laverai e sarò più bianco della neve

Auditui meo dabis gaudium et laetitiam et exsultabunt ossa humiliata.
Averte faciem tuam a peccatis meis et omnes iniquitates meas dele.
Ascoltami nel profondo: mi darai gioia e letizia ed esulteranno le ossa sepolte.
Distogli il tuo sguardo dai miei peccati e cancella tutte le mie mancanze

Cor mundum crea in me, Deus, et spiritum rectum innova in visceribus meis.
Ne projicias me a facie tua et Spiritum sanctum tuum ne auferas a me.
Crea in me o Dio un cuore puro e impianta dentro di me uno spirito retto
Non allontanarmi dal tuo volto e non abbandonarmi con il tuo Santo Spirito.

Redde mihi laetitiam salutaris tui et spiritu principali confirma me.
Docebo iniquos vias tuas: et implii ad te convertentur.
Restituiscimi la Gioia della Tua Salvezza e conferma in me lo spirito regale.
Insegnerò a chi commette mancanza le tue vie e i peccatori a te si convertiranno

Libera me de sanguinibus, Deus, Deus salutis meae: et exsultabit lingua mea justitiam Tuam.
Domine, labia mea aperies et os meum annuntiabit laudem Tuam.
Liberami dai sangui o Dio, Dio mia salvezza: e la mia lingua esalterà la tua giustizia.
Aprirai le mie labbra, o Signore, e la mia bocca annunzierà la tua lode.

Quoniam si voluisses sacrificium, dedissem utique: holocaustis non delectaberis.
Sacrificium Deo spiritus contribulatus; cor contritum, et humiliatum, Deus, non despicies.
Poichè se tu volessi il sacrificio, lo farei senz'altro, ma tu non gradirai l'offerta.
Sacrificio a Dio è lo spirito affranto; Dio non disprezza il cuore pentito e sepolto.

Benigne fac, Domine, in bona voluntate Tua Sion ut aedificentur muri Jerusalem.
Tunc acceptabis sacrificium justitiae, oblationes, et holocausta: tunc imponent super altare Tuum vitulos.
Fai il Bene o Signore, nella Tua Grazia a Sion e ricostruisci Gerusalemme:
allora accetterai sacrifici, preghiere ed offerte: allora si immolerà sopra il tuo altare.

(La traduzione appartiene a questa serie di post
dove è discussa in maggior dettaglio)

6 febbraio 2014

La Cura



"Dimmi che sarà per sempre"

Dentro di lei, nascosta in fondo, resisteva l'idea del principe azzurro e dell'Amore eterno.
Ma negli anni era stata sepolta da tanti "per sempre" e dai principi incontrati, via via più sbiaditi.

Lui strinse le spalle e chinò il capo.
Passò un tempo incalcolabile, diverso da ogni altro tempo che avessero vissuto fino ad allora. 

Fu allora che il primo raggio di sole corse a perdifiato dall'orizzonte sul mare cobalto delle Bocche di Bonifacio e si andò a posare proprio su quella minuscola baia.

Lei gli sollevo delicatamente il mento.
"Dimmi allora che sempre difenderai il nostro rapporto da ogni interferenza, con tutte le tue forze.
Dimmi che avrai Cura di me".

Quando lui sorrise era già un giorno nuovo.



25 gennaio 2014

Mater familias

"Nefea faa ipoipo" / "Perchè non ti sposi?"
P. Gauguin

Lorenza cammina per le vie del paese - le figlie per mano - composta, precisa, impeccabile nonostante il dolore che la divora.
La sporcano casomai le occhiate pettegole, indiscrete, finto-compassionevoli della gente che le scorre intorno cercando un marito che è altrove in questo momento, troppo lontano.

Le bimbe, che sanno tutto, fanno finta di niente per non dispiacere.

Chissà cosa saremmo stati se non avessimo avuto aspettative.

Se nella scelta di stare insieme non avesse influito (di più, di meno, un istante, un infinitesimo) l'apprensione dei familiari, le chiacchiere con gli amici, i luoghi comuni.
Se non avessimo mai sognato - neanche per un attimo - la famiglia del Mulino Bianco, se non l' avessimo conosciuta affatto.
Se non avessimo avuto paura del passare del tempo ed orrore della Solitudine.

Chissà cosa saremmo stati se fossimo stati solo ed esclusivamente noi stessi, dal principio.

24 dicembre 2013

Adesso è Natale

"Natività" - Carlo Maratta
La più improbabile delle storie, la più incredibile delle divinità, la via più irragionevole di Salvezza.

La miracolosa gravidanza di una vergine, l'inspiagabile accondiscenza del marito, le difficoltà del travaglio durante il viaggio ed il rischio del parto in una mangiatoia.

Il Dio-con-noi si sceglie una stalla di Betlemme per venire al mondo.

Chi ha la voglia, la disperazione o addirittura la Fede per professare questo, crede anche che tutta la Scrittura è contemporanea a se stessa.

E dunque professa anche che adesso i costruttori edificano le mura di Gerusalemme e intanto all'orizzonte arrivano le truppe Babilonesi per cingerla d'assedio.
Che ora Salomone costruisce il Tempio e nel frattempo gli invasori lo radono al suolo durante le razzie.

Che oggi il Popolo è deportato, adesso è ridotto in schiavitù, in questo stesso momento rimpiange il suo passato e intanto - chissà dove e chissà come - sorge la sua Salvezza.

Auguri.


13 dicembre 2013

L'isola che c'è


Bennato canta in piazza a Giugliano.
Gli occhiali a specchio, la fisarmonica davanti alla bocca ed il giubbino di jeans attillato.
Canta in inglese, ma con voce stridula da scugnizzo di Pozzuoli.
Le luci ondeggiano, un paese intero balla ai piedi del palco.

"Bis, Biiiiiiiisss".
"Seconda stella a destra questo è il cammino..."

Dov'è quell'isola, Eduà?
Sarà quella là la seconda a destra?
O è solo un aereo che atterra a Capodichino?

Qua è tutto al contrario, Eduà.
Quest'isola c'è e non dovrebbe esserci.

20 chilometri quadrati, un cerchio di oltre 5 chilometri di diametro, in mezzo al quale io abito, dichiarato non bonificabile.
Ovvero lo Stato ci dice: lasciate perdere, andate via da lì, non c'è speranza.
Lo Stato ci dice: non faremo nulla per voi, emigrate o morite lì in silenzio.

Le signore al supermercato chiedono da dove vengono le arance, i broccoli, gli spinaci.
Il personale non dice mai: "Sono di qua". Dicono: "Le arance sono siciliane, i broccoli di Bari".

Io invece le arance del mio giardino mi voglio mangiare.
Deformi e puzzolenti come sono.
Della mia terra mi voglio ubriacare, per mezzo della terra mia voglio morire.

Eduà fai uno strappo, solo per stasera, solo per Giugliano.
Cantaci "Terra mia".


4 dicembre 2013

La stanchezza

"La stanchezza" - Gino Covili-1990

Mi è andata via la voce e la voglia di parlare a stare qui seduto sotto questo cielo umido di un inverno che ancora non arriva.

Io sono quello che camminava avanti e indietro, carico di adrenalina.
Avevo entusiasmo a fior di pelle, forza nelle spalle e qualche idea affilata in tasca.

"Tocca aspettare," - mi sono detto - "è giusto."

"Guarda che mani grandi, il mio turno dovrà arrivare."

Qualcuno ha iniziato ad andar via.
"Bene, farò meno fila".

Altri se ne sono andati quando vennero fuori a dirci che dovevamo aver pazienza.
"Ne avrò tutta quella che sarà necessaria".

Intanto nulla si muoveva e l'attesa iniziava a snervare.
Avevamo smesso già da un po' di parlare tra noi ed avevamo preso a guardarci in cagnesco, a misurarci l'un l'altro le possibilità a colpo d'occhio, a mettere da parte qualunque forma di cortesia.

Poi ogni tanto uno usciva e si rivolgeva a noi con toni sempre più concitati.
Ci diceva che era inutile, era meglio andarsene a casa, cosa stavamo a fare lì, cosa cercavamo, quali pretese assurde avanzavamo, quali meriti arrogavamo a dispetto di chi era già andato via e di chi era rimasto a casa?

Siamo arrivati in pochi fino a sera, pochissimi.
Diciannove mozziconi ai piedi e un'ultima sigaretta nel pacchetto.
La fumo e vado via.

Guardo le mani e mi sembrano inutilmente grandi.
Guardo i sogni in tasca e sono opachi e vacui.




12 ottobre 2013

Odio Las Vegas

Micio, micioooo...

Odio Las Vegas.
Odio la sua Venezia che non conosce acqua alta, la sua Tour Eiffel che non affaccia sugli universitari stesi al sole su nessun Campo di Marte, la sua finta Sfinge che non ne sa nulla di sabbia e di deserto.
Per questo porto da mangiare ai gatti qui, a Largo Argentina.

Micio, miciooo...

"Che c'entra Las Vegas coi gatti?", lo pensi e non lo dici.
Magari credi che io sia rimbambita.
C'entra invece.

Tieni, bello, tieni...

Per cosa ti credi che vengano qua tutti 'sti turisti?
Per vedere quanto male siamo capaci di custodire i Fori Imperiali ed il Colosseo?
Per fare ore di coda al caldo e poi visitare i Musei Vaticani a passo di carica, pur di rispettare l'orario di chiusura?
Per farsi largo a Piazza Navona tra i cingalesi che gli vogliono vendere rose ammuffite, caldarroste anche ad agosto o quei volàni luminosi che lanciano in ogni direzione, col rischio che cadano pure in testa a qualcuno?

No, amico mio...

Nz, nz, nz....

Questi vengono qua ad incontrare.
Vengono a stare in mezzo alla folla che va a vedere i gladiatori.
Vengono a passeggiare per Piazza del Popolo col rischio di incrociare Michelangelo o Caravaggio.
Vengono a mischiarsi con quelli che accolgono Garibaldi e poi a correre per i vicoletti dietro Campo dei Fiori insieme agli ebrei durante i rastrellamenti.

Vieni bello, ci sta pure per te...

E domani?
Che cosa verranno a cercare di noi a Roma?
Cosa gli stiamo lasciando?

Bed & breakfast e gelaterie?
Le taverne che si sono aperte a Via Margutta dove prima facevano bottega i pittori o i "Compro Oro" di Via dei Pettinari che hanno preso il posto delle famiglie di orafi?

Di questo nostro tempo resterà Las Vegas, la finzione di una città che non esiste perché non ha più cittadini ma solo turisti, da un estremo all'altro delle mura aureliane.

Tiè... Tiè...

Allora do da mangiare ai gatti.
Qui a Largo Argentina ci sono da sempre, da prima che nascesse Giulio Cesare.
Chissà, magari domani i turisti verranno a cercare almeno loro...


11 settembre 2013

mementomori



Mi hanno detto la vita incomincia ai cinquanta, vedrai, i cinquanta sono i nuovi trenta.

Mi hanno detto c'è tutto il tempo per rifarsi una vita, amicizie, amori, alcune riescono ad avere perfino bambini.

Mi hanno detto di botox e creme al siero di vipera, yoga, pilates e lezioni sfrenate di zumba.

Mi hanno detto pensa io mi sono iscritta a Facebook e ora mi chiedono l'amicizia gli amici di mia figlia.

Mi hanno detto lavorare in pensione è un piacere, senza l'assillo dello stipendio fai quanto e come vuoi, solo per te.

Io credo che se non accettiamo di invecchiare non ci sarà spazio - neppure fisicamente - per le generazioni successive.

Siamo in troppi fermi a trent'anni.



16 agosto 2013

Sgarrupato

Da qualche parte ho trovato scritto:

"Il canottiere solitario si rannicchia sul remo in posizione fetale e spinge con la foga di una partoriente.

Purtroppo, per sciagurata occorrenza, intorno a lui non c'è acqua (evento singolare, nella città delle 100 sorgenti), al suo remo manca la pala e, a guardar bene, perfino lo scalmo."

Oggi riguardo questa fontana, e la piazza dell'Orologio non molto distante, e mi accorgo con sorpresa che l'indignazione ha ceduto il passo ad una certa accondiscendenza, una sorta di rassegnazione mista a compiacenza.

In fin dei conti la fontana così come la piazza - con la torre dell'orologio restaurata da poco ed i palazzi diroccati tutt'intorno - descrivono uno sforzo di elevazione malriuscito, una bellezza intravista ed immediatamente sfiorita, prima ancora di poter essere goduta.

Guardo, riconosco come profondamente rappresentativo di questo tessuto sociale, e allora avverto una compassione priva di pietà, come di chi si sente parte in causa.

Guardo e mi viene in mente la frase di D'Orta:
"...un po' mi sento sgarrupato anch'io..."
che è tanto più vera qui, in questa simbiosi perfetta tra i cittadini e lo stato dei luoghi che abitano.

Dio ci liberi dall'affezione al degrado.

22 luglio 2013

Messa a nudo

La ragazza con il top fluorescente e la gonna di jeans sopra il ginocchio quasi si nasconde dietro una felce in fondo alla chiesa, nella zona più buia.
Con fastidio e vergogna mimetizza i sandali di cuoio appena sporchi di sabbia sotto l'inginocchiatoio dell'Assunta.

La signora Lavinia prende il vecchio cesto delle offerte - vimini all'esterno e velluto rosso dentro - ed inizia la questua.
Procede tra i banchi con una fierezza sbilenca, una specie di diritto a una notorietà acquisita attraverso lustri di esercizio del medesimo servizio.
Al terzo banco appoggia una mano per saluto sulla spalla della moglie del sindaco, che ricambia con un finto sorriso di circostanza.
Al sesto banco si china e sussurra qualcosa all'orecchio della signora Giannotti, quella della gioielleria.
Al dodicesimo con un sorriso e un'inclinazione del capo riverisce la vedova del commendatore Sposito.

Finiti i banchi e la sfilata, fiera e impettita in modo che tutti l'ammirino, si avventura nella zona buia, verso la felce.
"Figlia mia" - esordisce con tono caritatevole e gesticolando col braccio libero dal cesto, in modo che la conversazione sia ben sottotitolata pure per chi non riesce a sentirla - "ti pare il caso... lo vuoi uno scialle? Ce l'ho in Sacrestia..."

Per un attimo la ragazza è fucsia come il top, pensa di andar via.
Poi con un filo di voce, indicando il Crocifisso sull'altare:
"Lo dia a Lui, ne ha più bisogno".



28 giugno 2013

Af-Foga-re A-Mare


"Mare preferibilmente freddo e fortemente salino e mosso,
giacché l'onda ne è parte integrante,
per ciò che di terribile porta con sé,
tecnicamente da superare e moralmente da dominare,
in una sfida paurosa,
a ben pensarci paurosa..."

("Oceano Mare", A. Baricco)


Cito perché non ho dimestichezza con i tatuaggi,
avendomi stampato addosso queste stesse parole
le onde cocciute e violente di Maestrale
affrontate molte miglia al largo di Nisida.


23 giugno 2013

'America


Malta e calce io, io Rumeno.

Io toglie pavimento, butta cesso vecchio, abbatte muro che non serve.
Io porta mattoni, impasta cemento, pittura parete.
Io butta cose vecchie e da cose nuove.
Io "fraveca e sfraveca", come dice Masto.

Io dorme in casa che costruisce, così nessuno ruba ponteggi e attrezzi.
Se viene vigili io no muratore, io no conosce Masto, io zingaro.

Quando finisce lavoro io senzatetto.
Se finito prima di consegna, Masto da piccolo premio.
Se finito dopo, quando è giorno di consegna Masto mi caccia dalla casa e io dorme per strada, e ogni giorno torna alla casa per finire lavoro.

Stasera 21 giugno, quattro giorni a consegna.
Oggi inizio estate, ma vento fresco.
Io non può dormire in casa perché montato nuovo pavimento, allora io stende mia coperta su giardino davanti cucina e dorme all'aperto.

Masto canta sempre canzone che imparato pure io, e io canta quella stasera.

"E pe mme resta 'o cielo 'e notte
cu nu fico mman s'aspettava o'sole,
E pe mme resta sulo 'addore,
Terra c'ammesca a vita e se ne va.

Io nun voglio ì 'a America..."

15 giugno 2013

Collemaggio

La facciata romanica della basilica, bassa e quadrata, trasmette - almeno lei - un grande senso di sicurezza e solidità.
All'interno il gioco di luce colorata prodotto dal rosone dura qualche metro.


Un banco oltre la penombra c'è una ragazza, il velo da sposa come un drappo di lutto sul capo.
Domani non si sposerà in questa stessa chiesa con il suo fidanzato, che è volato nel vuoto nell'istante in cui lei sceglieva le bomboniere.
La sua mano cerca fisicamente un perché a cui aggrapparsi lungo la superficie di una delle colonne giganti, avendone per risposta le sole asperità del tufo.

Poco piú avanti, nella fila opposta di banchi, un'altra ragazza.
Ieri non si è sposata, lasciando tutti di stucco. Anzi ha perfino venduto il vestito da sposa, convincendosi che non era per lei.
Di "perché" non ha mai avuto avuto bisogno, anzi, ogni volta che ha avuto una buona ragione ha sempre scelto ostinatamente di non seguirla.
Oggi c'è di nuovo in lei un dubbio, come un ronzio all'interno del cervello.

Finiti i banchi, inaspettatamente, dall'alto, la luce.
La volta, appesantita da fregi barocchi fuori contesto, è crollata durante l'ultimo terremoto.

Dicono che la Grande Bellezza sia la nostalgia di un ricordo.
E che l'Insoddisfazione, invece, attinga dall'immaginazione di ciò che poteva essere, e non è stato.

Ebbene Io che oggi aleggio in questa navata sono Dolore, ovvero la nostalgia di ciò che si era immaginato di avere come ricordo, e che invece non lo sará.


4 maggio 2013

Sogni nel cassetto

Nel cassetto c'è un foglio A4 con un disegno a pennarello.
Al centro un sole gigante che ride, in alto a sinistra un razzo che caccia le fiamme dal motore.
In mezzo tra i due un omino, due stecchette per braccia, due stecchette per gambe, faccia tonda, occhi e sorriso e intorno alla testa un altro cerchio, magari un casco.
"Io da grande" sta scritto a matita sopra l'omino.

Nel cassetto c'è pure la pagina dei centrocampisti ed attaccanti della Sampdoria strappata dall'album Panini 90-91.
In mezzo tra Vialli e Mancini c'è spillata una mia fototessera - avevo nove anni.
La faccia slava di Boskov sorride e benedice.

Una lettera mai spedita a Sara, una ragazzina biondissima di un liceo di Bolzano con cui facemmo gemellaggio al secondo anno delle superiori, nella quale mi sforzavo di spiegarle che non mi pareva così strano stare insieme a mille chilometri di distanza, senza concrete possibilità di rivederci.

Una foto con Grazia a un concerto di Lorenzo mentre cantiamo a squarciagola 'A te'.

Il libretto universitario.

Una matita rubata al primo colloquio di lavoro, in Fiat.

La fede - l'incisione 'Grazia' ancora perfettamente leggibile.

La raccomandata di ammissione tra i creditori all'istanza di fallimento dell' azienda in cui lavoravo.

Un ritaglio di giornale con me disteso sui sampietrini di Montecitorio, una pistola poco distante, lo scarpone di un carabiniere che mi schiaccia la faccia.

A Giò,
che non ha voluto rinunciare a sogni fuori scala
in questo tempo piccolo

16 aprile 2013

Litania


Sancta Maria.
Sancta Dei Genetrix.
Sancta Virgo Virginorum.

Fiducia per i disoccupati.
Forza nei moribondi.
Avvocata dei debitori.
Abbondanza delle sterili.
Madre di figli perduti.

Sollievo dei sofferenti.
Compagna degli abbandonati.
Sostegno dei disperati.
Serenità nell'agonia.
Ultima per chi si crede ultimo.

Pro nobis.

Ora.