20 settembre 2012

Mattanza



Scavalca e salta, Farouk.

Scavalca e salta come nel suk di Tunisi, la polizia alle calcagna sui tetti ed i manifestanti a volare verso le bancarelle.
Il discorso di Ben Alì dalle tv in vetrina e gli spari tra la gente per le strade.
Le urla e l'odore intenso dei gelsomini.

Scavalca e salta come ad As-Sabbah.
Gli anziani mostrano le dita marchiate d'inchiostro facendo segno di vittoria.
Le donne in fila elegantissime nei loro vestiti leggeri e colorati.
Aria di festa per le prime elezioni, ma tu sai già che non cambierà nulla, che altri signori si faranno padroni della tua terra.

Scavalca e salta come dalla pancia del barcone.
Scirocco bollente ad asciugare le labbra e motore in perenne avaria.
Puzza di olio bruciato su puzza di vomito e di ferite in putrefazione.
Nella notte completamente buia solo la luce lampeggiante della Capitaneria di Porto.

Scavalca e salta come dall'inferno dell'Imbriacola, in mille oltre il limite fissato a trecento migranti.
Né acqua corrente né fogne, dopotutto siamo su un'isola.
I bambini sfiniti, le donne oltraggiate.
Le fiamme a percorrere tutto il centro di accoglienza.

Scavalca e salta anche ora, dalla balaustra della pompa di benzina dove vi siete asserragliati per evitare che vi sparino addosso.
Scavalca e salta per sottrarti alla carica mista di polizia e lampedusani inferociti, ai colpi portati assieme dalle forze dell'ordine e da chi cerca vendetta, dallo Stato e da chi ne fa questione di razza.

Scavalca e salta per quei cinque metri, Farouk, non perché ci sia qualche reale speranza di salvezza o miglioramento.
Scavalca e salta mica verso un futuro tranquillo, solo per allungare la tua vita di qualche minuto, di qualche frattura, di qualche sanguinamento.
Scavalca e salta come una bestia.



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