12 gennaio 2013

So Good


La bitta sotto il culo è scomoda, però è a poppa sottovento e il fumo dello spinello non arriva sul ponte di comando.
All'equatore il Caldo pare di vederlo pure di notte, balla sul Mare tutto intorno, balla e dice che viene a prenderti.
Tiro fuori l'accendino ed inizio a squagliare.

Sheikh si affaccia subito dall'oblò della sala macchine, ha visto la scintilla e la fiamma.
Caccia un sorriso a cui mancano una decina di denti.
"So far so good" è l'unica cosa che sa dire, alla quale ho smesso di rispondere.

So good un cazzo.
So good per te, bestia da carico mezza indiana e mezza vietnamita.
So good quando tra due o tre anni uscirai da quel forno crematorio in cui sei rinchiuso, tornerai al paese tuo, comprerai una casa e troverai una cingalese che ti si piglia, te ed i tuoi denti mancanti.

So good un cazzo per me che di sei mesi in sei mesi faccio contratti al ribasso col mio futuro.
So good un cazzo perché l'entusiasmo finisce e resta la rabbia.
"So good un cazzo" voglio strapparmelo da sotto la pelle e buttarlo in faccia a chi ancora mi vuole convincere che tutto col tempo si sistema.
"So good un cazzo" voglio sputarlo addosso ai miei genitori, agli amici, agli insegnanti, ai politicanti, ai preti e pure a un Dio che a momenti mi aveva quasi convinto a fidarmi.

Chiudo a bandiera, accendo e aspiro.
"So far no good", Sheikh, te lo urlo controvento, ma così forte che non c'è Caldo o Mare o Rumore di motori che possa trattenerlo.

SO FAR NO GOOD.