23 marzo 2014

Lettere dall'Inferno

"Discesa agli Inferi",  Brueghel il vecchio

"Convertitevi: c'e' tempo per non finire all'Inferno"

(Papa Francesco,
alla veglia per le vittime di mafia)


L'Inferno è qua fuori, Santità.
L'Inferno è sotto le case popolari fatiscenti di Barra e di Ponticelli, per le strade desolate di Secondigliano e Scampia, nelle campagne sventrate di Caivano e Frattamaggiore.
L'Inferno è l'assedio del Degrado che incessantamente avanza, dal quale proviamo un'impossibile difesa asserragliandoci in casa come in trincea, mandando a tutto volume un cantante neomelodico, mischiando in vena metadone e Grande Fratello.

L'Inferno è qua dentro, Santità.
I letti a casa mia di notte non si riempiono mai: da anni manca qualcuno che dorme in carcere o che passa la notte per strada.
Il cuore in gola ad ogni sirena perché potrebbe essere stato il turno di mio padre o di uno dei miei fratelli.
E allora fiumi di antidepressivi ed ansiolitici, prescritti in dosi sempre più massicce per prevenire l'assuefazione.
Soldi che non bastano mai.

L'Inferno ce l'ho in corpo, Santità.
Provo a tenermene fuori e rinnovo per il terzo anno un contratto di stage al Centro Direzionale per cinquecento euro al mese.
Intanto Gennaro, che fa la vedetta - la vedetta: non spara, non spaccia, deve solo fare un fischio... - ha comprato la Mini Cooper.

All'Inferno ci sto già, Santità: dovessi finirci per l'Eternità, almeno troverei tutta la gente che conosco.