15 giugno 2013

Collemaggio

La facciata romanica della basilica, bassa e quadrata, trasmette - almeno lei - un grande senso di sicurezza e solidità.
All'interno il gioco di luce colorata prodotto dal rosone dura qualche metro.


Un banco oltre la penombra c'è una ragazza, il velo da sposa come un drappo di lutto sul capo.
Domani non si sposerà in questa stessa chiesa con il suo fidanzato, che è volato nel vuoto nell'istante in cui lei sceglieva le bomboniere.
La sua mano cerca fisicamente un perché a cui aggrapparsi lungo la superficie di una delle colonne giganti, avendone per risposta le sole asperità del tufo.

Poco piú avanti, nella fila opposta di banchi, un'altra ragazza.
Ieri non si è sposata, lasciando tutti di stucco. Anzi ha perfino venduto il vestito da sposa, convincendosi che non era per lei.
Di "perché" non ha mai avuto avuto bisogno, anzi, ogni volta che ha avuto una buona ragione ha sempre scelto ostinatamente di non seguirla.
Oggi c'è di nuovo in lei un dubbio, come un ronzio all'interno del cervello.

Finiti i banchi, inaspettatamente, dall'alto, la luce.
La volta, appesantita da fregi barocchi fuori contesto, è crollata durante l'ultimo terremoto.

Dicono che la Grande Bellezza sia la nostalgia di un ricordo.
E che l'Insoddisfazione, invece, attinga dall'immaginazione di ciò che poteva essere, e non è stato.

Ebbene Io che oggi aleggio in questa navata sono Dolore, ovvero la nostalgia di ciò che si era immaginato di avere come ricordo, e che invece non lo sará.